Gestalt

Obiettivo consapevolezza

autunno 9

La Terapia della Gestalt è un approccio di psicoterapia (e di counseling) parzialmente ispirato alla omonima scuola di psicologia, nota anche come psicologia della forma, sorta agli inizi del Novecento in Germania grazie a Max Wertheimer, Wolfgang Köhler e Kurt Koffka.

Il termine Gestalt in tedesco è traducibile con forma, struttura, configurazione: indica un insieme di diversi elementi che costituiscono un tutto completo, armonico e significativo. Per la psicologia della Gestalt, che si occupò in particolare degli effetti della percezione, le immagini vengono percepite come configurazioni globali diverse e più complesse della somma delle loro singole parti, come avviene ad esempio nelle illusioni ottiche. Tale approccio si è esteso anche ad altre disciline, e proprio attraverso la Gestalt, Kurt Lewin è arrivato a studiare le dinamiche di gruppo proponendo la sua teoria del campo, in base alla quale tutto dipende dal contesto: noi siamo tutti parte di un tutto e possiamo contribuire a creare la nostra realtà, perché anche essa dipende dal contesto.

Nata negli anni ’40 ad opera di Fritz Perls, la Terapia della Gestalt si rifà in gran parte anche alla fenomenologia, ovvero al movimento filosofico derivato dal lavoro di Edmund Husserl, secondo il quale ognuno conosce veramente solo quello che sperimenta e organizza le conoscenze a seconda dei contenuti che già gli appartengono. Il metodo fenomenologico comporta l’osservazione di quanto accade con un atteggiamento neutrale e scevro da pregiudizi, che invita ad astenersi dall’interpretare i significati dei singoli elementi, preferendo una descrizione accurata dell’insieme nella sua forma complessiva. Questo è appunto ciò che si propone la Gestalt, applicata sia alla psicoterapia sia al counseling, mirando all’acquisizione di una sempre maggiore consapevolezza nel qui e ora da parte del paziente o cliente e al recupero della naturale armonia tra individuo e ambiente.

Un approccio umanistico e olistico

La Gestalt si può ben definire un approccio umanistico e olistico, nel solco di quella “terza forza” che comprende anche gli approcci di Carl Rogers, Abraham Maslow, Rollo May, e sta alla base di quelli più corporei di Wilhelm Reich (di cui Perls fu paziente) e Alexander Lowen. L’approccio gestaltico considera importante l’intera esperienza di vita di una persona: fisica, psicologica, intellettuale, emotiva, relazionale e spirituale. Partendo dall’assunto che per comprendere un comportamento è importante non solo analizzarlo ma averne una visione di sintesi, cercando di percepirlo nell’insieme del contesto globale, Fritz Perls capì che il paziente ha bisogno di sperimentare l’ambiente per costruire i suoi significati; e la terapia consiste quindi nell’analisi della struttura interna dell’esperienza reale – cioè come funziona il sistema percettivo – al fine di accrescere la consapevolezza di questo processo di “vedere il mondo” in un certo modo piuttosto che in un altro. L’individuo e l’ambiente rappresentano un unico sistema interagente, che si autoregola e cresce in funzione di ogni elemento che ne fa parte; il disagio psicologico assume perciò il significato di un “adattamento creativo” in risposta all’ambiente e ai suoi stimoli: ma anche se è stato funzionale in passato, può non aver più la stessa utilità nel presente.

A differenza e in contrasto con gli approcci psicanalitici di derivazione freudiana, la Gestalt si occupa soprattutto di osservare e verificare la consapevolezza del processo dei pensieri, sentimenti, emozioni, sensazioni e azioni di un individuo, prestando maggiore attenzione al “cosa” e al “come”, piuttosto che al “perché” di un’azione o di un comportamento. Secondo Perls, la consapevolezza del come qualcosa avviene, infatti, conduce più facilmente alla possibilità di compiere un cambiamento genuino e responsabile. Ecco perché la relazione terapeutica – sia di psicoterapia sia di counseling – rappresenta il laboratorio di ricerca ideale in cui un cliente può scoprire, osservare e integrare diversi aspetti della sua personalità, sulla base dell’esperienza diretta con il terapeuta, per il quale è più importante l’esperienza di un comportamento che la sua interpretazione.

Configurazioni figura/sfondo

Per la psicologia della Gestalt, ogni individuo è costantemente bombardato da una serie infinita di stimoli, ma il sistema percettivo riesce a selezionarne solo alcuni, organizzandoli in strutture significative. Ciò significa che l’individuo percepisce se stesso e il mondo come il risultato di un insieme di stimoli selezionati dal proprio sistema percettivo, che costruisce una figura o Gestalt definita rispetto a uno sfondo indifferenziato. Gli stimoli pertanto non sono percepiti in modo disgiunto gli uni dagli altri, ma sono organizzati in modo da rispondere al bisogno di costruire significati basati sull’esperienza percettiva dell’ambiente. Anche per la terapia della Gestalt l’attenzione è posta sulle forme o configurazioni, o meglio sull’incessante dinamica di creazione di configurazioni figura-sfondo, che rappresentano continui “cicli di contatto” tra l’organismo e l’ambiente che ci circonda.
Perls ha esplorato in particolare il rapporto tra individuo e ambiente, il sé e il mondo, sottolineando che in tale rapporto, fonte di crescita e di stimoli continui e che costituisce la nostra esperienza, abbiamo sempre bisogno di qualcosa che è fuori di noi, il che comporta un costante adeguamento dei nostri confini.

Fritz Perls

Il padre della Gestalt

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Friedrich Salomon Perls (Berlino, 8 luglio 1893 – Chicago, 14 maggio 1970), psichiatra e psicoterapeuta, è stato allievo di Kurt Goldstein, Karen Horney e Wilhelm Reich, con il quale condivide l’interesse per il corpo. Trasferitosi nel 1934, all’avvaneto del nazismo, a Johannesburg in Sudafrica, vi fonda l’anno dopo l’Istituto Sudafricano di Psicoanalisi. Qui comincia a elaborare le sue critiche alla psicanalisi freudiana, che svilupperà poi nel suo primo libro L’io, la fame e l’aggressività .

Nel 1946 si trasferisce negli Stati Uniti e cominica a collaborare con Isadore Fromm, Paul Weisz (che lo introduce allo Zen), Elliot Shapiro, Sylvester Eastman, Paul Goodman e Ralf Hefferline: con questi ultimi due pubblica nel 1951 Terapia della Gestalt: eccitamento e accrescimento nella personalità umana, testo di riferimento della psicologia gestaltica. Sempre con Goodman e con la moglie Laura apre tra il 1952 e il 1954 diversi centri Gestalt, per poi intraprendere una serie di peregrinazioni che lo portano ad avvicinarsi alla cosiddetta scuola californiana, oltre che in Israele e in Giappone. Nella seconda metà degli anni Sessanta conduce a Esalen, in California, alcuni seminari di grande richiamo, avvicinandosi ad autori come Gregory Bateson, Alexander Lowen, Eric Berne, Abraham Maslow, Aldous Huxley e altri.

Tra le tematiche centrali della Terapia della Gestalt – che delle omonima Psicologia della Forma accoglie e rielabora la tematica della figura/sfondo e la teoria del campo – vanno sottolineate la centralità del “qui e ora”, che privilegia la dimensione del presente rispetto al passato nell’indagine clinica e nella terapia, e dell’interazione tra individuo e ambiente; la consapevolezza come premessa alla capacità di autoregolazione dell’organismo; la valorizzazione degli aspetti di realtà e la relazione autentica fra terapeuta e paziente, con l’idea guida di un rapporto terapeutico creativo che rispetta la singolarità di ogni essere umano.

Bibliografia

Tutti i principali testi di Fritz Perls sono stati tradotti in italiano. Eccoli in ordine cronologico di pubblicazione in lingua originale.

L’io, la fame e l’aggressività, Franco Angeli, Milano 1995,  traduzione di Mario Polito e Maria Clelia Fabris da Ego, Hunter and Agression: A Revision of Freud’s Theory and Method, George Allen & Unwin, Londra 1947 (1969);

–, Paul Hefferline, Paul Goodman,  Teoria e pratica della terapia della Gestalt – Vitalità e accrescimento nella personalità umana, Astrolabio, Roma 1997,  traduzione di Jean Sanders e Fernando Liuzzi da Gestalt Theory. Excitement and growth in the human personality, The Julian Press, New York 1951;

La terapia Gestaltica parola per parola, Astrolabio, Roma 1991, traduzione di Bernardo Draghi da Gestalt Therapy Verbatim, Real People Press, Moab, Utah, 1969;

Qui e Ora, Psicoterapia autobiografica, Sovera, Roma 1991,  traduzione di Layla Sabri da Ego, In and Out the Garbage Pail, Real People Press, Moab, Utah, 1969;

L’approccio della Gestalt. Testimone oculare della terapia, Astrolabio, Roma 1977,  traduzione di Jean Sanders da The Gestalt Approach & Eye Witness to Therapy, Science and Behaviour Books, New York 1973