Chi sono

Linguaggi del mondo e del corpo

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Sono partita dallo studio delle lingue straniere, che mi hanno permesso di comunicare con persone di altre culture e di altri paesi, aspetto che mi affascina da sempre e che mi ha dato la possibilità, nel mio piccolo, di conoscere realtà diverse dalla mia e persone meravigliose. Ecco, il diverso mi attrae perché lo vivo con curiosità, con apprezzamento: è un arricchimento, un collegamento al tutto.

Poi è arrivata la chiamata dal mio corpo, nel quale non mi sentivo a mio agio e che, nel tempo, aveva iniziato a comunicarmi a voce sempre più alta un disagio crescente a livello fisico e a livello emotivo, finché mi sono messa ad ascoltarmi, a occuparmi di me nella mia totalità: corpo, mente/emozioni e spirito.

Ho compreso che era compito mio, e che spettava soltanto a me, prendere in mano la mia salute psicofisica e avviare i cambiamenti necessari per modificare quello stato che imprigionava il mio corpo e il mio spirito. Grazie alle tecniche di respirazione, meditazione e visualizzazione, si è avviato un processo di distensione con le mie emozioni e l’ascolto interiore si è rafforzato al punto tale che sentivo ormai il bisogno di trarre piacere dalla vita.

Così mi sono iscritta a un corso di biodanza e krya yoga e ho frequentato vari seminari di meditazione. Ho letto un sacco di libri, seguito conferenze, spargendo semini nella mia mente e nel mio cuore. Per la prima volta, a oltre 40 anni, ho fatto anche un ciclo di massaggi ayurvedici che mi ha fatto sentire il corpo, percependo il benessere derivato dal tocco, dal contatto, dalla consapevolezza di essere proprio quel corpo.

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Gradualmente si è fatto strada dentro di me il desiderio di cambiare completamente lavoro e di dedicarmi a un’attività che fosse più in sintonia con le mie corde, che mi mettesse in relazione cuore a cuore con gli esseri umani e mi permettesse di condividere con gli altri ciò che io stessa avevo vissuto: la possibilità di una rinascita e di una riappropriazione della mia vita. Nulla succede per caso: i miei semini hanno iniziato a germogliare.

Mi sono iscritta alla scuola professionale di shiatsu Aiki Shiatsu Kyokai di Milano e questo percorso ha spalancato davanti a me un mondo che mi ha cambiato la vita. Infatti il percorso prevedeva anche esercizi di Qi gong per armonizzare le energie e lo studio base delle strutture caratteriali di Alexander Lowen con Attilio Gardino.

Il mio primo approccio alla Bioenergetica è stato questo, e mi ha affascinata. La scuola poneva l’enfasi non solo sulla filosofia e lo studio della Medicina Tradizionale Cinese e le tecniche da utilizzare nel corso dei trattamenti (che hanno parecchie assonanze con la bioenergetica), ma anche, e soprattutto, sull’osservazione della persona (come sta in piedi con l’esame posturale, come respira, parla, si muove, ecc. per individuarne la corazza) e sulle dinamiche relazionali che coinvolgono l’interazione cliente-shiatsuka, (con particolare attenzione all’empatia, la presa in carico, il rispetto, la responsabilità, il qui e ora, la consapevolezza e tutto il linguaggio non-verbale) e su come lo shiatsuka si sente in questa relazione così intima e così sacra rispetto a ogni singolo cliente.

Sono poi approdata alla SIBiG, scuola di formazione in counseling a indirizzo biogestaltico di Milano, dove mi sono diplomata in counseling, per poi iscrivermi come Professional Counselor ad AssoCounseling (A2006-2017). Unire le mie competenze e le mie esperienze di shiatsuka al counseling ha dato radici ancora più forti e profonde al mio approccio al cliente e a me stessa. Con queste basi alle spalle, con le esperienze vissute nel tempo e la mia continua ricerca per migliorare il mio stare nel mondo e l’arte di aiutarmi e di aiutare e, soprattutto, con l’integrazione del counseling a indirizzo biogestaltico, sento forte oggi la mia missione, il desiderio di rendere le persone autonome e consapevoli di sé, delle loro risorse e del loro potenziale.

Gestalt

Obiettivo consapevolezza

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La Terapia della Gestalt è un approccio di psicoterapia (e di counseling) parzialmente ispirato alla omonima scuola di psicologia, nota anche come psicologia della forma, sorta agli inizi del Novecento in Germania grazie a Max Wertheimer, Wolfgang Köhler e Kurt Koffka.

Il termine Gestalt in tedesco è traducibile con forma, struttura, configurazione: indica un insieme di diversi elementi che costituiscono un tutto completo, armonico e significativo. Per la psicologia della Gestalt, che si occupò in particolare degli effetti della percezione, le immagini vengono percepite come configurazioni globali diverse e più complesse della somma delle loro singole parti, come avviene ad esempio nelle illusioni ottiche. Tale approccio si è esteso anche ad altre disciline, e proprio attraverso la Gestalt, Kurt Lewin è arrivato a studiare le dinamiche di gruppo proponendo la sua teoria del campo, in base alla quale tutto dipende dal contesto: noi siamo tutti parte di un tutto e possiamo contribuire a creare la nostra realtà, perché anche essa dipende dal contesto.

Nata negli anni ’40 ad opera di Fritz Perls, la Terapia della Gestalt si rifà in gran parte anche alla fenomenologia, ovvero al movimento filosofico derivato dal lavoro di Edmund Husserl, secondo il quale ognuno conosce veramente solo quello che sperimenta e organizza le conoscenze a seconda dei contenuti che già gli appartengono. Il metodo fenomenologico comporta l’osservazione di quanto accade con un atteggiamento neutrale e scevro da pregiudizi, che invita ad astenersi dall’interpretare i significati dei singoli elementi, preferendo una descrizione accurata dell’insieme nella sua forma complessiva. Questo è appunto ciò che si propone la Gestalt, applicata sia alla psicoterapia sia al counseling, mirando all’acquisizione di una sempre maggiore consapevolezza nel qui e ora da parte del paziente o cliente e al recupero della naturale armonia tra individuo e ambiente.

Un approccio umanistico e olistico

La Gestalt si può ben definire un approccio umanistico e olistico, nel solco di quella “terza forza” che comprende anche gli approcci di Carl Rogers, Abraham Maslow, Rollo May, e sta alla base di quelli più corporei di Wilhelm Reich (di cui Perls fu paziente) e Alexander Lowen. L’approccio gestaltico considera importante l’intera esperienza di vita di una persona: fisica, psicologica, intellettuale, emotiva, relazionale e spirituale. Partendo dall’assunto che per comprendere un comportamento è importante non solo analizzarlo ma averne una visione di sintesi, cercando di percepirlo nell’insieme del contesto globale, Fritz Perls capì che il paziente ha bisogno di sperimentare l’ambiente per costruire i suoi significati; e la terapia consiste quindi nell’analisi della struttura interna dell’esperienza reale – cioè come funziona il sistema percettivo – al fine di accrescere la consapevolezza di questo processo di “vedere il mondo” in un certo modo piuttosto che in un altro. L’individuo e l’ambiente rappresentano un unico sistema interagente, che si autoregola e cresce in funzione di ogni elemento che ne fa parte; il disagio psicologico assume perciò il significato di un “adattamento creativo” in risposta all’ambiente e ai suoi stimoli: ma anche se è stato funzionale in passato, può non aver più la stessa utilità nel presente.

A differenza e in contrasto con gli approcci psicanalitici di derivazione freudiana, la Gestalt si occupa soprattutto di osservare e verificare la consapevolezza del processo dei pensieri, sentimenti, emozioni, sensazioni e azioni di un individuo, prestando maggiore attenzione al “cosa” e al “come”, piuttosto che al “perché” di un’azione o di un comportamento. Secondo Perls, la consapevolezza del come qualcosa avviene, infatti, conduce più facilmente alla possibilità di compiere un cambiamento genuino e responsabile. Ecco perché la relazione terapeutica – sia di psicoterapia sia di counseling – rappresenta il laboratorio di ricerca ideale in cui un cliente può scoprire, osservare e integrare diversi aspetti della sua personalità, sulla base dell’esperienza diretta con il terapeuta, per il quale è più importante l’esperienza di un comportamento che la sua interpretazione.

Configurazioni figura/sfondo

Per la psicologia della Gestalt, ogni individuo è costantemente bombardato da una serie infinita di stimoli, ma il sistema percettivo riesce a selezionarne solo alcuni, organizzandoli in strutture significative. Ciò significa che l’individuo percepisce se stesso e il mondo come il risultato di un insieme di stimoli selezionati dal proprio sistema percettivo, che costruisce una figura o Gestalt definita rispetto a uno sfondo indifferenziato. Gli stimoli pertanto non sono percepiti in modo disgiunto gli uni dagli altri, ma sono organizzati in modo da rispondere al bisogno di costruire significati basati sull’esperienza percettiva dell’ambiente. Anche per la terapia della Gestalt l’attenzione è posta sulle forme o configurazioni, o meglio sull’incessante dinamica di creazione di configurazioni figura-sfondo, che rappresentano continui “cicli di contatto” tra l’organismo e l’ambiente che ci circonda.
Perls ha esplorato in particolare il rapporto tra individuo e ambiente, il sé e il mondo, sottolineando che in tale rapporto, fonte di crescita e di stimoli continui e che costituisce la nostra esperienza, abbiamo sempre bisogno di qualcosa che è fuori di noi, il che comporta un costante adeguamento dei nostri confini.

Persone

Maestri, colleghi, compagni

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Dedico queste pagine alle varie persone che ho incontrato nel mio pecorso di ricerca: personaggi, viventi e non, che mi hanno ispirato attraverso la lettura dei loro libri, oppure persone in carne e ossa insieme alle quali ho compiuto un pezzo di strada, imparando da loro, condividendo, confrontandomi, e che in alcuni casi sono diventate colleghi e/o amici.

Molti di loro sono persone che si dedicano alla relazione d’aiuto, e che coltivano, per lavoro e per passione, le stesse discipline di cui mi occupo io: shiatsu, medicina cinese, bioenergetica, gestalt, counseling…

Un modo per dire grazie e rendere omaggio alla ricchezza infinità della diversità…

 

 

Alessandra Callegari

Counseling e Bioenergetica

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Nata il 18 agosto 1954 a Milano, dove vive e lavora, è counselor bioenergetico, focalizzato sulla relazione e sull’espressione anche corporea. Iscritta al Registro Italiano dei Counselor di AssoCounseling, propone sessioni di counseling individuali, di coppia e familiari, percorsi individuali sul grounding e il contatto con il corpo, e di introduzione alla meditazione.

Conduce seminari di gruppo di consapevolezza corporea, laboratori di esperienza bioenergetica e classi settimanali di esercizi bioenergetici antistress, oltre che sulla guida consapevole e senza stress; organizza giornate esperienziali, weekend e settimane che comprendono percorsi di consapevolezza corporea e meditazione. Collabora alla realizzazione di eventi di formazione per associazioni, aziende e società.

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Nel 1991 ha intrapreso un percorso di ricerca e di lavoro personale, che ha seguito e che continua, con terapisti e maestri di diverse scuole, orientali e occidentali: tra l’altro, meditazione con tecniche di Osho, i Diamond Logos Teachings con Faisal Muqaddam, il Path of Love con Rafia Morgan e Turiya Hannover.

Laureata in Filosofia con una tesi su “Il corpo nel counseling”, ha svolto il percorso di formazione professionale in Bioenergetica e in Counseling professionale con l’IPSO, Istituto di Psicologia Somatorelazionale di Milano, e seguito un training di Organismica con Malcom Brown. Ha anche svolto una formazione biennale in Costellazioni familiari. Per molti anni ha seguito il percorso SAT con Claudio Naranjo.

Giornalista professionista, esperta di comunicazione, viaggi e discipline olistiche, ha lavorato per diverse testate, quotidiani e periodici. Ha viaggiato molto, soprattutto in Africa, e per alcuni anni si è occupata dell’Associazione Punto Africa da lei fondata, oltre che di viaggi in Africa occidentale e sahariana. Ha pubblicato, da sola e con altri, libri su temi di benessere, comunicazione, costume, viaggio; ha collaborato con diverse case editrici come traduttrice e curatrice di testi di psicologia e narrativa e ha curato, tra gli altri, la traduzione di testi di Alexander Lowen, Claudio Naranjo, Candace Pert. Parla francese, inglese e spagnolo.

Fritz Perls

Il padre della Gestalt

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Friedrich Salomon Perls (Berlino, 8 luglio 1893 – Chicago, 14 maggio 1970), psichiatra e psicoterapeuta, è stato allievo di Kurt Goldstein, Karen Horney e Wilhelm Reich, con il quale condivide l’interesse per il corpo. Trasferitosi nel 1934, all’avvaneto del nazismo, a Johannesburg in Sudafrica, vi fonda l’anno dopo l’Istituto Sudafricano di Psicoanalisi. Qui comincia a elaborare le sue critiche alla psicanalisi freudiana, che svilupperà poi nel suo primo libro L’io, la fame e l’aggressività .

Nel 1946 si trasferisce negli Stati Uniti e cominica a collaborare con Isadore Fromm, Paul Weisz (che lo introduce allo Zen), Elliot Shapiro, Sylvester Eastman, Paul Goodman e Ralf Hefferline: con questi ultimi due pubblica nel 1951 Terapia della Gestalt: eccitamento e accrescimento nella personalità umana, testo di riferimento della psicologia gestaltica. Sempre con Goodman e con la moglie Laura apre tra il 1952 e il 1954 diversi centri Gestalt, per poi intraprendere una serie di peregrinazioni che lo portano ad avvicinarsi alla cosiddetta scuola californiana, oltre che in Israele e in Giappone. Nella seconda metà degli anni Sessanta conduce a Esalen, in California, alcuni seminari di grande richiamo, avvicinandosi ad autori come Gregory Bateson, Alexander Lowen, Eric Berne, Abraham Maslow, Aldous Huxley e altri.

Tra le tematiche centrali della Terapia della Gestalt – che delle omonima Psicologia della Forma accoglie e rielabora la tematica della figura/sfondo e la teoria del campo – vanno sottolineate la centralità del “qui e ora”, che privilegia la dimensione del presente rispetto al passato nell’indagine clinica e nella terapia, e dell’interazione tra individuo e ambiente; la consapevolezza come premessa alla capacità di autoregolazione dell’organismo; la valorizzazione degli aspetti di realtà e la relazione autentica fra terapeuta e paziente, con l’idea guida di un rapporto terapeutico creativo che rispetta la singolarità di ogni essere umano.

Bibliografia

Tutti i principali testi di Fritz Perls sono stati tradotti in italiano. Eccoli in ordine cronologico di pubblicazione in lingua originale.

L’io, la fame e l’aggressività, Franco Angeli, Milano 1995,  traduzione di Mario Polito e Maria Clelia Fabris da Ego, Hunter and Agression: A Revision of Freud’s Theory and Method, George Allen & Unwin, Londra 1947 (1969);

–, Paul Hefferline, Paul Goodman,  Teoria e pratica della terapia della Gestalt – Vitalità e accrescimento nella personalità umana, Astrolabio, Roma 1997,  traduzione di Jean Sanders e Fernando Liuzzi da Gestalt Theory. Excitement and growth in the human personality, The Julian Press, New York 1951;

La terapia Gestaltica parola per parola, Astrolabio, Roma 1991, traduzione di Bernardo Draghi da Gestalt Therapy Verbatim, Real People Press, Moab, Utah, 1969;

Qui e Ora, Psicoterapia autobiografica, Sovera, Roma 1991,  traduzione di Layla Sabri da Ego, In and Out the Garbage Pail, Real People Press, Moab, Utah, 1969;

L’approccio della Gestalt. Testimone oculare della terapia, Astrolabio, Roma 1977,  traduzione di Jean Sanders da The Gestalt Approach & Eye Witness to Therapy, Science and Behaviour Books, New York 1973